IL MATRIMONIO DI LORENZO DE' MEDICI
FRANCESE

Lorenzo de' Medici salì al potere nel 1469 quando aveva soltanto venti anni. Grazie alla sua fermezza nel governare e alla sua grande passione per l'arte classica, Lorenzo guadagnò l'epiteto di "Magnifico".

Nello stesso anno in cui salì al governo il giovane Lorenzo celebrò nella chiesa di San Lorenzo a Firenze le sue nozze con Clarice Orsini, una giovane aristocratica romana e l'avvenimento venne celebrato con molti festeggiamenti fastosi. La sposa Clarice fece il suo ingresso nel palazzo a cavallo, accompagnata da un corteo di cavalieri.

Le finestre del palazzo erano ornate di rami d'ulivo, simbolo di pace; vennero allestiti cinque banchetti nel portico, nella loggia e nel cortile del palazzo. Come voleva la regola del tempo, le tavole delle dame e quelle dei cavalieri erano rigorosamente separate. Il tavolo della sposa si trovava nella loggia e ad esso prendevano parte cinquanta giovani nobildonne, mentre le donne più anziane sedevano all'interno del palazzo vicino alla madre dello sposo. Nell'androne erano sistemati i giovani con Lorenzo e in un altro tavolo vi erano invece gli anziani della città.

C'erano anche altre mense imbandite di vivande sia all'interno del palazzo, sia sulla strada. Tutte le portate erano precedute da squilli di tromba e i portatori si fermavano ai piedi dello scalone e solo al cenno stabilito dallo scalco alcuni si dirigevano al piano superiore ed altri nelle logge.

Nel centro della sala principale era posto il famoso "David" di Donatello che era circondato da altre tavole ricoperte di tovaglie. Agli angoli delle tavole vi erano enormi bacinelle d'ottone con i bicchieri; anche nell'orto, vicino alla fontana, le tavole erano apparecchiate in questo modo. Su ogni tavola c'era una grande tazza colma d'acqua che serviva a rinfrescare i bicchieri e le bevande; ogni tavolata era inoltre rallegrata da danze, musiche e piccoli spettacoli. Sulle tavole trionfavano carni di vitello, di castrato, di maiale, di capretto, cotte arrosto; poi fagioli, verdure e dolci, il tutto accompagnato da abbondante e delizioso vino.

Lorenzo, negli anni successivi, seppe circondarsi di una vera e propria corte di letterati, poeti, pittori e artisti che consentirono a Firenze di divenire il centro più vivo dell'umanesimo.

Si dice che lo stesso Lorenzo fosse, oltre che un raffinato letterato, un buon cuoco, tanto che scrisse anche una ricetta: "Canto dei Cialdonai" dove spiegava come fare, appunto, i cialdoni.

 

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