LE RICERCHE SCIENTIFICHE IN ANTARTIDE

 

 

L’Italia ha sottoscritto il Trattato Antartico il 18 marzo 1981 e nel 1985 è nato il Programma nazionale di ricerca in Antartide (PNRA), che finanzia la ricerca scientifica in Antartide e a cui partecipano ricercatori delle Università, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e di numerosi altri Istituti Scientifici.

L’ENEA ( Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente) attua annualmente il programma sotto l’egida del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica (MURST). Dal 1987 è attiva una base estiva presso la baia di Terra Nova, sulla costa del mar di Ross, annualmente frequentata da più di 200 ricercatori italiani e stranieri. Periodicamente vengono effettuate crociere di ricerca oceanografica e geofisica, anche in collaborazione con Enti di ricerca polare di altre nazioni, sia nel Mar di Ross che nel Mare di Weddell.

In collaborazione con la Francia è in fase di costruzione una base (Base Concordia) sul plateau antartico a circa 1000 Km dalla costa. L’attività scientifica condotta in Antartide ha consentito all’Italia di diventare membro dello SCAR (Scientific Committee on Antartic Research) nel 1988.

Dal 1998 è attivo il Museo Nazionale dell’Antartide nelle sue sedi universitarie di Genova, Siena e Trieste.

In Antartide sono state realizzate ricerche scientifiche di notevole valore, fra cui studi in diversi settori: glaciologia, meteorologia, geomagnetismo, controlli internazionale del clima, sismologia e fisica della ionosfera.

I biologi hanno scoperto che il sangue dei pesci delle acque antartiche ha un componente antigelo che consente loro di vivere a temperature inferiori allo zero. Studi condotti sulla vita di pinguini, foche e krill hanno fornito molte nuove informazioni sull’ecologia di queste specie. Ricerche svolte a livello internazionale hanno consentito di comprendere la riproduzione dei krill; gli scienziati hanno potuto così avvalorare i loro pronostici relativi ai limiti di sicurezza per la pesca di questi animali.

I geologi hanno perlustrato gran parte delle aree rocciose visibili del continente, migliorando le proprie conoscenze sulla struttura geologica fondamentale e la storia dell’Antartide.

I glaciologi invece, studiano i resti di alcuni ghiacciai, hanno scoperto che anticamente l’Antartide presentava quantità di ghiaccio superiore a quelle odierne. Le ricerche sui fossili hanno inoltre portato a notevoli scoperte, come quella del 1982 relativa ai primi resti di mammiferi, e quella del 1986 relativa al primo dinosauro fossile. Questi fossili hanno fornito una testimonianza cronologica pressoché esaustiva dello smembramento dell’antica massa continentale di Gondwana.

I vulcanologi hanno ampiamente studiato il Monte Siple e il Monte Erebus, vulcano attivo.

I geologi hanno collezionato migliaia di meteoriti ( compresi alcuni rari frammenti lunari), che hanno particolare valore per essere state preservate dal ghiaccio subendo limitate erosioni atmosferiche o altri deterioramenti.