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Introduzione



Possiamo definire l’evoluzione come il processo di differenziamento degli esseri viventi: tale differenziamento ha condotto allo sviluppo per discendenza diretta di tutte le specie conosciute a partire da un’unica forma primordiale vivente risalente a più di 3 miliardi di anni fa.

Ancora oggi rimaniamo sbalorditi davanti all’evoluzione ed è quindi comprensibile che molte delle spiegazioni legate all’origine ed alla diversità delle specie viventi fossero legate a fattori divini.

Alternative alle origini divine erano state elaborate già dagli antichi greci ma i loro tentativi rimasero nell’ombra fino al XVIII° secolo quando studiosi come Pierre De Mapertuis, Erasmus Darwin e Jean Baptiste De Lamarck riportarono all’attenzione degli intellettuali dell’epoca le idee evoluzionistiche.

Per una formulazione precisa sulla teoria evolutiva bisognava attendere Charles Darwin (nipote di Erasmus) che sviluppò la sua ipotesi intorno al concetto di selezione naturale.

Nel suo famoso libro “L’Origine della specie” Darwin, confortato dai suoi fondamenti razionali, afferma l’idea dell’evoluzione di tutte le specie viventi (compreso l’uomo) da altre specie precedenti. Contemporaneamente a Darwin lo studioso Alfred Russel Wallace formulò anche egli la teoria sull’evoluzione ma l’abbondanza di prove addotte da Darwin lo rendono più famoso e riconosciuto.

La teoria di Darwin incontrò molte resistenze sia tra le file della gerarchia ecclesiastica che dagli argomenti di alcuni studiosi.

Il famoso fisico William Kelvin dimostrò che il sole e la terra non potevano essere più vecchi di 24 milioni di anni. Questo tempo non lasciava spazio sufficiente a spiegare e permettere quindi l’evoluzione delle specie viventi. La stima di Kelvin si dimostrò erronea in quanto basata sull’assunto che il sole fornisse calore per combustione e non, come fu chiarito successivamente, per fusione nucleare.

Le veloci modificazioni che si ottenevano con incroci artificiali nel mondo animale e vegetale fornirono a Darwin altre prove sulle possibilità dell’evoluzione naturale. Anche la presenza di specie simili nei diversi continenti fu spiegata con la separazione delle specie ancestrali avvenuta con la deriva dei continenti e con la divergenza evolutiva dalle specie originali separate.

Alcune scoperte compiute dalla biologia molecolare confermano oggi, la derivazione di tutte le specie da uno stesso antenato: una di queste scoperte si riferisce alla decifrazione del codice genetico condiviso da quasi la totalità delle forme viventi.

Attualmente s i suppone che la terra si sia formata 5 miliardi di anni fa e che le prime forme di vita di cui si ha una documentazione risalgano a 3 miliardi di anni. Si calcola, pertanto, che la vita sia comparsa sulla terra in un periodo compreso tra queste due date.


Si è cercato di capire come si siano formate le prime molecole organiche. Numerosi studiosi sono concordi sul fatto che l’evento primo sia stato la formazione spontanea di unità autoreplicanti simili a quelli che oggi chiamiamo “geni”. L’atmosfera della terra primordiale era formata da ammoniaca, anidride carbonica ed altri gas. Alcuni sperimentatori chimici hanno creato in laboratorio le stesse condizioni primordiali in cui si ritiene si sia formata la vita e con l’aiuto di scariche elettriche hanno registrato la sintesi spontanea di alcune molecole organiche gli amminoacidi, costituenti delle proteine, e nucleotidi che sono le basi degli acidi nucleici (DNA e RNA). Sulla terra probabilmente è successo qualcosa di simile e che l’oceano si sia trasformato in una sorta di “brodo primordiale” pieno di composti organici prebiologici.

Tutto questo, però, non doveva essere sufficiente; il passo fondamentale sarebbe avvenuto con la sintesi di cellule autoreplicanti capaci di produrre propria copia come il DNA (Acido DESOSSIRIBONUCLEICO). Si pensa comunque che non dovesse essere il DNA la molecola autoreplicante presente all’origine della vita perché la sua replicazione dipende da molecole accessorie molto complesse assenti in quel momento. Si crede, invece , che in origine la molecola autoreplicante fosse stata RNA la quale continua ad avere nelle cellule viventi un ruolo molto importante. Le molecole autoreplicanti presenti nel brodo primordiale sarebbero state sottoposte ad una pressione selettiva. A causa di errori durante la duplicazione si sarebbero formate delle molecole mutanti che entrate in competizione con le autoreplicanti normali per il possesso delle molecole organiche presenti nel brodo primordiale avrebbero accresciuto l’efficienza di quest’ultime.

Sempre nella direzione dell’origine della vita cellulare altri fatti importanti sarebbero stati l’associazione di molecole ad altre, forse proteine, in complessi sovramolecolari e la formazione di una membrana protettiva nella quale potevano avvenire reazioni chimiche differenti da quelle esterne. I primi fossili di questi organismi unicellulari sono risalenti a 3000 milioni di anni.

Gli organismi viventi successivamente si sarebbero evoluti diventando sempre più complessi, tentando di costruire strutture più adatte per permettere alle molecole autoreplicanti (geni) di difendersi e riprodursi continuamente.

I “geni” oltre ad essere gli strumenti necessari alla riproduzione sono anche le strutture che garantiscono la propria continuità. (La gallina potrebbe essere vista come la macchina inventata dall’uovo per produrre un altro uovo). In miliardi di anni fra selezioni e competizioni si sarebbero venute a formare delle strutture sorprendentemente complesse.

Grandi quantità di resti fossili cominciano a trovarsi su ampia scala a partire dal Cambriano (600.000.000 di anni fa) dopo che era comparsa la maggior parte dei PHYLA animali e vegetali.

300-400 milioni di anni fa sarebbero comparsi animali vertebrati simili a pesci coperti interamente da grandi armature che forse servivano per protezione contro gli Euripteridi (grandi predatori marini simili a scorpioni).

Circa 250 milioni di anni fa sarebbe avvenuta la colonizzazione della terra ferma da parte di pesci con pinne lobate e polmoni, poi da anfibi ed infine da animali simili ai rettili.

I mammiferi e poi i rettili sembrano discendere da 2 linee diverse di rettili. La grande differenziazione dei mammiferi che possiamo osservare oggi sembra essere stata favorita dal vuoto lasciato dall’estinzione dei dinosauri (65 milioni di anni).