~ D R O G H E ~

droghe

INTRODUZIONE

Definizioni

Droga : Sostanza naturale o sintetica, non necessariamente di uso farmaceutico che, a seguito di assunzione, di norma ripetuta e periodica, può alterare la sfera psichica e comportamentale provocando fenomeni di dipendenza, di assuefazione e talora tolleranza; in breve: la tossicodipendenza.

Assuefazione: condizione per cui dopo ripetute somministrazioni di una certa sostanza è necessario aumentarne le dosi per ottenere il medesimo effetto. Un meccanismo dell'assuefazione è metabolico: il fegato produce sempre più enzimi che metabolizzano la sostanza in questione e questa viene eliminata più rapidamente dall'organismo. Per le droghe che producono assuefazione (alcol etilico, barbiturici ed oppiacei) interviene anche un meccanismo a livello cellulare per cui a livello encefalico sono necessarie concentrazioni crescenti per ottenere lo stesso effetto.

Dipendenza: la necessita' di assumere ulteriormente una determinata sostanza. Può essere fisica o psichica. Costituisce il carattere più pericoloso delle droghe. Nel primo caso si hanno importanti e spesso drammatici fenomeni che alterano profondamente l'equilibrio della persona in crisi di astinenza; per l'alcol è famoso il 'delirium tremens' consistente in tremiti, convulsioni ed allucinazioni visive caratterizzate dalla visione di migliaia di piccoli animaletti; nell'astinenza da oppiacei si incontrano: crampi allo stomaco, diarrea, insonnia ed eccitazione nervosa, pupille dilatate e pelle d'oca. Per la dipendenza psichica non si descrivono importanti manifestazioni fisiche e i fenomeni che si incontrano sono prevalentemente dovuti all'ansiosa ricerca della sostanza in questione.

Classificazione

Le droghe possono essere classificate in base all'origine ed in base all'azione.
In base all'origine le droghe possono essere classificate in:

Naturali
se l'azione umana consiste esclusivamente nell'estrazione e nella maggiore o minore purificazione del principio attivo (p.e. oppio, marijuana)
Semisintetiche
in cui, partendo da un principio attivo estratto da una qualche materia prima naturale, si modifica qualche caratteristica chimica del principio attivo al fine di esaltarne un particolare effetto (p.e. eroina)
Sintetiche
In questo caso l'intera molecola attiva viene sintetizzata chimicamente ex novo.

In base all'effetto sul S.N.C. le droghe possono essere grossolanamente divise in:

Deprimenti
oppio, ipnotici, barbiturici, analgesici etc.
Stimolanti
anfetamine, cocaina, etc.
Euforizzanti
canapa indiana, eroina, solventi etc.
Allucinogeni
LSD, mescalina etc.

Va comunque sottolineato che gli effetti sono spesso complessi e non riconducibili ad una sola categoria. Il tipo e l'intensita' degli effetti possono inoltre variare a seconda della modalità di assunzione, della dose e della storia individuale della persona.

Si noterà che nella classificazione delle droghe non ritroviamo sostanze psicoattive, anche di largo uso che, per motivi sociali, non vengono considerate tali pur rientrando a pieno titolo nelle categorie in esame; tra queste ricordiamo l'alcol etilico, il tabacco ed il caffè.

Già da questi pochi dati si può rilevare che il fenomeno "droga" è caratterizzato dalla complessa interazione di molti fattori di natura diversa che vanno da quelli psicologici, sociali e penali a quelli medici passando per la farmacologia e la fisiologia. È molto difficile affrontare questo complesso fenomeno in modo articolato e sensato senza rischiare di fornire altri pareri parziali che si aggiungono al polverone esistente proponendo soluzioni "riduzionistiche" che tendono cioè a risolvere il problema riconducendolo ad una sola componente. Comunque, in questi appunti si troveranno prevalentemente aspetti legati alla chimica ed alla fisiologia di alcune sostanze soggette ad abuso.

Per approfondire: Wikipedia: Stupefacente

LA MARIJUANA

Definizione

marijuana

Coltivazione di Cannabis sativa

Con il termine marijuana si indica un insieme di prodotti derivati dalle piante (in genere femminili) della Cannabis sativa che variano per concentrazione di principi attivi. Normalmente si trovano in commercio le estremità superiori delle piante femminili seccate e tritate. Una forma più concentrata dei principi attivi è l'hashish ottenuto raccogliendo la resina prodotta dalle foglie della Cannabis sativa. La concentrazione dei principi attivi nella marijuana presente in commercio varia molto con la provenienza a seconda cioè della varietà coltivata e del clima in cui è stata prodotta. Sembra che la marijuana attualmente presente in Italia sia in gran parte di produzione interna.

Cenni farmacologici

Come la maggior parte delle droghe naturali, anche la marijuana è una miscela molto complessa in cui è difficile identificare la responsabile degli effetti sull'uomo. Attualmente si ritiene che la molecola biologicamente più attiva sia il Delta-9-Tetraidrocannabinolo(THC). La dose di marijuana letale per i gatti è di 10 grammi per chilo. La dose letale per i cani è troppo alta per essere determinata. Nell'uomo non si conoscono casi di decessi per assunzione di marijuana. Gli effetti fisici della marijuana sono piuttosto esigui e non permettono di riconoscere facilmente chi ha assunto questa sostanza. Essi sono: arrossamento congiuntivale ed aumento della frequenza del polso, secchezza della bocca e talvolta, se assunta per via orale, diarrea. Gli effetti psichici sono più difficili da definire ma possono essere definiti generalmente come "intensificazione generale delle sensazioni", euforia e miglioramento della comunicabilita'. Molto dubbie sono le capacità afrodisiache. Non sono riportati fenomeni di assuefazione e di dipendenza per la marijuana. Un effetto particolare della marijuana è l'alterata percezione del trascorrere del tempo. La marijuana provoca una diminuzione dell'efficienza nell'esecuzione di compiti complessi come per esempio la guida. Non sono chiari i meccanismi d'azione dei principi attivi della marijuana. Per le sue caratteristiche piuttosto anomale, la marijuana non rientra completamente nella definizione di droga; in effetti esiste una corrente di pensiero favorevole alla legalizzazione della produzione, detenzione ed uso di questa sostanza.

Per approfondire: Wikipedia: Cannabis

NICOTINA

Storia

Cenni farmacologici

 

CAFFEINA

Storia

Cenni farmacologici

 

LA COCAINA

Definizione ed origini

marijuana

"piste" di cocaina

La cocaina è il principio attivo derivato dalle foglie della coca (Eritroxylum coca). Può anche essere prodotto per sintesi. La cocaina ha l'aspetto di una polvere cristallina bianca in grado di anestetizzare transitoriamente la lingua all'assaggio. Proprio questa capacità anestetica ha fatto si' che la cocaina ed alcune molecole correlate (novocaina e procaina) abbiano avuto una certa diffusione come anestetici locali per la chirurgia dell'occhio ed in otorinolaringoiatria. L'origine del consumo della cocaina si rintraccia nell'abitudine delle popolazioni andine di masticare foglie di coca con effetti che ai primi osservatori occidentali apparvero mirabolanti. Il suo principio attivo, la cocaina, appunto, non sopporta però l'essiccamento quindi l'arrivo in Occidente della coca dovette attendere lo sviluppo della capacità di purificarne il principio attivo cosa che avvenne nella seconda metà dell'800. Probabilmente fu Freud a dare a questa sostanza la pubblicità che ne ha fatto per lungo tempo la "droga d'elite". Dal momento che gli effetti della cocaina sul SNC sono stimolanti, al contrario di quelli dell'oppio e dei vari derivati, si è pensato per un certo tempo di poter utilizzare la cocaina per combattere gli effetti della morfina.

Cenni di farmacologia

Particolarmente interessante è l'effetto anestetico della cocaina probabilmente dovuto alla sua capacità di interferire con i meccanismi che, all'interno della membrana delle cellule nervose, regolano gli scambi di ioni alla base della conduzione dello stimolo. In effetti la molecola della cocaina e di altri farmaci sintetizzati sul suo modello è piuttosto apolare, può quindi inserirsi piuttosto facilmente nella componente lipidica della membrana interferendo con le pompe di membrana. Un tratto che rende l'azione della cocaina peculiare rispetto agli altri anestetici è la capacità di indurre una vasocostrizione locale. Questo è un aspetto particolare della capacità della cocaina di stimolare il sistema nervoso simpatico (azione simpaticomimetica) che spiega gran parte degli effetti della cocaina: aumento della frequenza cardiaca, della pressione e della temperatura, dilatazione delle pupille. Probabilmente lo stimolo del sistema nervoso simpatico è dovuto alla inibizione del recupero da parte dalla cellula nervosa a monte del neuromediatore liberato a livello della sinapsi, neuromediatore che resterebbe dunque nella fessura sinaptica mimando uno stimolo continuo. Sembra che non esistano basi reali per la sensazione di euforia riferita da chi usa cocaina. è stata avanzata l'ipotesi che questa euforia non sia altro che la conseguenza della aspettativa del soggetto. Gli effetti della cocaina variano a seconda della via di assunzione: sono più rapidi per l'assunzione per via endovenosa, più lenti per l'assunzione per via orale o per quella classica nasale. La sensazione di benessere riferita dalla generalità dei soggetti ha un massimo intorno ai 30' e viene seguita da una fase depressiva che si esaurisce entro i 90'. Particolarmente delicato è l'argomento della dipendenza indotta dalla cocaina. Attualmente si ritiene che la cocaina non dia assuefazione (cioè necessita' di far ricorso a dosi crescenti), inoltre i sintomi legati all'astinenza da cocaina sono nulla a confronto della drammatica sindrome provocata dall'astinenza da oppiacei. Quello che si incontra, pero' è la cosiddetta dipendenza psichica che può portare al consumo compulsivo di alte dosi con rischio di instaurazione di allucinazioni e di paranoia.

ETANOLO

Produzione e storia

vino

Calici di vino rosso

L'etanolo deriva principalmente dalla fermentazione alcolica operata da numerosi lieviti a partire da liquidi zuccherini come succhi di frutta (vini), miele (idromele), malto, grano, riso, etc. L'etanolo così prodotto può essere consumato subito o andare incontro ad altre lavorazioni come invecchiamenti e/o distillazioni tese a rendere più gradite le caratteristiche organolettiche della bevanda e ad aumentarne la concentrazione alcoolica. Per lungo tempo si è sostenuta l' innocuità dell'assunzione di etanolo e si sono riferiti gli innegabili effetti devastanti dell'alcolismo allo sconvolgimento della dieta operato dall'assunzione di elevate quantità di bevande alcoliche. Molto probabilmente in queste valutazioni entrava l'abitudine di chi le formulava a consumare alcol.

Cenni di farmacologia

Partendo dall'osservazione che l'etanolo è una molecola assolutamente estranea all' organismo che richiede quindi un discreto sforzo metabolico per essere eliminata, sono stati sviluppati numerosi studi su cavie e su volontari per definirne l'effetto dell'etanolo sull'organismo. Il principale effetto dell'etanolo sull'organismo si ha nel fegato. Il consumo regolare di questo alcol porta rapidamente ad un accumulo di grasso nelle cellule epatiche (steatosi). Questo accumulo è reversibile, ma con il perdurare del consumo di alcol si instaura uno stato di necrosi degli epatociti (epatite alcolica). Successivamente si formano delle cicatrizzazioni fibrose che sostituiscono il normale tessuto epatico distruggendone la struttura (cirrosi). Durante questo processo le funzioni epatiche (molte biosintesi, funzioni di detossificazione) vengono progressivamente meno e contemporaneamente compaiono segni di intossicazione sopratutto a livello del cervello (encefalopatie alcoliche). Preoccupa il fatto che in alcuni giovani alcolisti siano comparsi segni di encefalopatie senza importanti segni di degradazione epatica che invece sono sempre presenti negli alcolisti adulti ed anziani; questo fa pensare che responsabile degli effetti tossici sul cervello sia proprio l'etanolo o qualche suo diretto catabolita piuttosto che altre molecole non più eliminate efficacemente dal fegato.

Il metabolismo dell'etanolo avviene quasi esclusivamente a livello epatico. Il primo passo consiste nella deidrogenazione dell'etanolo con produzione di acetaldeide e NADH. L'acetaldeide puo'essere ulteriormente ossidata ad acido acetico e quindi ad anidride carbonica ed acqua o passare nel sangue inalterata. Gli effetti tossici sugli altri tessuti sono probabilmente dovuti proprio all'acetaldeide. L'idrogeno proveniente dalla ossidazione dell'etanolo viene introdotto nel meccanismo della fosforilazione ossidativa e spiega perché, al contrario di altre droghe, il metabolismo dell'etanolo fornisca una certa quantità di energia (7,1 cal/g). I meccanismi che portano alla steatosi sono probabilmente diversi. Il meccanismo più semplice prevede che l'abbondanza di NADH proveniente dall'ossidazione dell'etanolo inibisca le normali vie di produzione del NADH a partire dai grassi che di conseguenza si accumulano negli epatociti. Una seconda possibilità è costituita dalla sintesi ex novo di lipidi attuata per eliminare l'eccesso di NADH dovuto alla ossidazione dell'etanolo. Il fegato può tentare di eliminare l'eccesso di lipidi essenzialmente mettendoli in circolo come lipoproteine. Questo meccanismo fa si' che aumenti la lipidemia con grave rischio di infarto. Un'altra possibilità è costituita dalla degradazione dei lipidi per produrre glucosio; l'elevata disponibilitè di NADH, pero', inibisce la reversione della glicolisi (la principale via metabolica per trasformare il piruvato in glucosio) perché il piruvato, in queste condizioni, viene ridotto a lattato che passa nel sangue con conseguente acidosi. Questo fatto ha conseguenze particolarmente gravi per gli alcolisti che non assumono carboidrati a sufficienza: l'impossibilita' di convertire altre sostanze in glucosio rende al fegato impossibile mantenere normale la glicemia rimpiazzando il glucosio consumato dai tessuti: una volta finito il glucosio disponibile si può quindi facilmente andare incontro a ipoglicemia. Un terzo modo per eliminare i lipidi in eccesso consiste nel degradarli con produzione di chetoni (ac. acetacetico, beta-OH-butirrato ed acetone). Il danno delle cellule epatiche porta alla riduzione della funzionalità del fegato ed in particolare delle capacità di biosintesi e di quelle di detossificazione. Oltre alla già citata riduzione della sintesi di glucosio, il fegato, durante la degenerazione dovuta all'alcol perde progressivamente la capacità di produrre le molecole proteiche che normalmente libera nel sangue; tra queste ricordiamo l'albumina ed alcune proteine della coagulazione. La riduzione della capacità di detossificazione epatica porta rapidamente all'accumulo del sangue della bilirubina (un derivato della emoglobina) fenomeno indicato come ittero ed all'aumento della concentrazione ematica dell'ammoniaca. Questo è un composto tossico sopratutto per il cervello che viene o assunto con l'alimentazione o viene prodotto dall'attivita' dei microorganismi intestinali. Il fegato è normalmente in grado di eliminare l'ammoniaca eliminandola come urea; se non è più in grado di fare questo l'aumento della ammoniemia porta al cosiddetto coma epatico. L'alterazione della struttura del fegato provoca un aumento della resistenza all'attraversamento di questo organo da parte del sangue che normalmente vi dovrebbe essere depurato; questo sangue proviene dall'intestino con la vena porta ed è per questo detto portale. L'aumento della resistenza epatica provoca un aumento della pressione a monte del fegato e cioè nella vena porta ed in tutti i vasi che irrorano l'intestino e che poi confluiscono appunto nella vena porta. L'aumento della pressione nei vasi dei visceri provoca a sua volta l'aumento della fuoriuscita di linfa dai vasi sanguigni che il sistema linfatico non è in grado di eliminare e si accumula nel peritoneo e prende il nome di liquido ascitico. L'aumento della pressione nei vasi viscerali può provocare lo sfiancamento di alcune vene (varici) che possono arrivare a rompersi con grave rischio per la vita dell'interessato. A questi sconvolgimenti metabolici va aggiunto il fatto che spesso chi consuma grosse quantità di alcol perde interesse per il cibo e quindi segue una dieta particolarmente irrazionale che spesso amplifica ed accelera i meccanismi appena descritti. L'etanolo rientra a pieno titolo nella definizione di droga infatti viene assunto per modificare in qualche misura il comportamento e la sua assunzione continuata porta a fenomeni di assuefazione e di dipendenza. Al contrario di altre droghe, per l'instaurazione della dipendenza da alcol è necessario un periodo di tempo piuttosto lungo durante quale si conserva la padronanza. Gli effetti dell'etanolo a bassi dosaggi sul comportamento sono: disnibizione, euforia e senso di benessere; spesso si osserva anche una maggior sicurezza dovuta alla sovrastima delle proprie capacità. A dosaggi maggiori l'effetto diventa depressivo ed anestetico. L'etanolo ed il suo principale metabolita, l'acetaldeide sono molecole apolari quindi in grado di attraversare facilmente la barriera emato-encefalica. Per spiegare gli effetti dell'etanolo sul cervello sono state formulate diverse ipotesi basate sull'interferenza con il ricambio dei diversi neuromendiatori. Si è infatti trovato che l'assunzione di etanolo è in grado di aumentare l'attività del sistema dopaminergico e serotoninergico, mentre risulta diminuire quella del sistema gabaergico. Si è inoltre trovato che l'etanolo diminuisce l'attività del sistema endorfinico.

AMFETAMINE

Origine e storia

amfetamine

Pasticche: la principale forma delle amfetamine

L'Anfetamina è stata utilizzata per la prma volta nel 1887. Il primo uso non medico si è verificato nel corso della guerra civile in Spagna nel corso della quale la sostanza veniva distribuita ai combattenti insieme ai pacchi viveri. Durante la seconda guerra mondiale furono distribuite 72 miloni di pasticche alle truppe biritanniche in modo che resistessero meglio alla fatica.

Cenni di farmacologia

L'anfetamina agisce favorendo il rilascio della noradrenalina immagazzinata nei terminali nervosi sia del sistema nervoso centrale che periferico. Gli effetti derivanti dall'assunzione di anfetamine variano a seconda della dose e dal numenro di dosi giornalmente ingerite. Gli effetti sullo stato d'animo variano da individuo ad individuo e possono dipendere dalla personalità e dall'ambiente in cui vive l'utilizzatore. Alcuni individui denotano una più pronta risposta agli stimoli esterni ed una maggiore resistenza alla fatica, altri diventano ipereccitabili, facilmente irritabili ed ansiosi. Effetti collaterali possono essere rappresentati da panico, reazioni psicotiche, schizofrenia. Recentemente sono stati sintetizzati nuovi derivati psicoattivi dell'anfetamina: l'MDM (3,4-metilen-diossi-anfetamina) o Ecstasy e il DOM (2,5-dimetil-ossi-4 metil anfetamina). Entrambi producono effetti più pronunciati e, specialmente il MDM, una marcata tossicità dovuta all'azione simpaticomimetica. Non esiste la possibilità di individuare un'area di intervento in caso di overdose. L'anfetamina è assorbita molto rapidamente ed ha un'emivita di 12 ore. Normalmente, il 20-30% della sostanza stupefacente è escreta come tale con le urine, mentre la maggior parte viene metabolizzato con processi di reaminazione e idrossilazione. Approssimativamente, il 70% della dose assunta è escreto nelle urine nelle 24 ore come metanefetamine (44-76%) e 4-idrossimetanfetamina (15%)

OPPIO E DERIVATI

Origine e storia

oppio

Un campo di papaveri

L'oppio è costituito dal lattice raccolto dalle incisioni sulle capsule del papavero (Papaver somniferum). Fin dall'antichità si conoscevano gli effetti di questa pianta che veniva usata per la cura di una quantità di mali. Con la purificazione del principale alcaloide dell'oppio, la morfina, il successo dell'oppio come droga è andato diminuendo e la sua produzione viene assorbita principalmente dall'industria clandestina della trasformazione. Come farmaco, la morfina ha avuto un notevole successo per le sue notevoli proprietà analgesiche accompagnate pero' dalla pericolosa caratteristica di indurre rapidamente uno stato di dipendenza e di assuefazione.

Principi attivi

Come la maggior parte delle droghe naturali, l'oppio contiene una miscela di sostanze tra cui è difficile identificare quelle attive. Nell'oppio la principale molecola attiva è la morfina (9-15%) ma vanno ricordate anche la codeina (0,4%), la tebaina (0,4%), la papaverina (1%), la narcotina (6%).

Cenni di farmacologia

L'oppio può essere assunto in vari modi (mangiato o bevuto in infusione) ma tipicamente viene fumato. Molti nel passato sono stati i preparati medicinali a base di oppio. Fin quasi ai nostri giorni è giunto il Laudano. Gli effetti della morfina sono: euforia, diminuita sensibilità dei centri bulbari alla CO2, stipsi, contrazione dell'iride. Gli effetti sul SNC variano con la dose: a basse dosi si ha euforia, a dosi medie ha un effetto analgesico mentre ad alte dosi produce una grave depressione del SNC in particolare dei centri respiratori.

La morfina assunta viene assorbita rapidamente in funzione della via di somministrazione: per via orale raggiunge il massimo nel sangue dopo 15-60 minuti, per via intramuscolare popo 15 minuti. dopo la assunzione la morfina passa dal sangue ai tessuti: rene, fegato, polmone, milza e, a concentrazioni più basse nel sistema nervoso centrale. Nelle prime 24 ore, l'80-90% della dose somministrata viene eliminate con escrezione urinaria anche se tracce vengono indiciduate anceh tre-quattro giorni dopo l'assunzione. Prima dell'eliminazione, la morfina è largamente metabolizzata. Il catabolita quantitativamente più importante è il morfo-3-glucuronide. Nel tentativo di ottenere un analgesico efficace come la morfina ma privo dei suoi gravi difetti si giunse a sintetizzare l'eroina (diacetil-morfina). Il tentativo deve ritenersi fallito infatti l'eroina ha si' effetti molto simili a quelli della morfina ma è più tossica, si scioglie molto più rapidamente nel sangue e i suoi effetti si instaurano e scompaiono più velocemente. La sensazione caratteristica dell'assunzione di eroina endovena è il cosiddetto "flash" poco dopo l'iniezione. Dopo l'assunzione, l'eroina viene rapidamente metabolizzata scomparendo in breve tempo (3 minuti) dal torrente circolatorio: trasformata in morfina, ne segue lo stesso destino metabolico. Nei casi di intossicazione da morfina o derivati è possibile risolvere rapidamente la crisi somministrando un antagonista degli oppiacei: il naloxone. Questa è una molecola molto simile a quella della morfina da cui differisce per la sostituzione di un gruppo metilico con un gruppo allilico. Lo stretto rapporto tra gli effetti di morfina ed eroina è spiegato dal metabolismo cerebrale dell'eroina. Quest'ultima supera molto rapidamente la barriere ematoencefalica dove viene convertita in breve a monoacetil-morfina e quindi a morfina che poi viene catabolizzata secondo la stessa via della morfina. L'efficacia analgesica ed euforizzante della morfina connessa con la pericolosità dei suoi effetti collaterali ha stimolato numerosi studi sul meccanismo d'azione della morfina e dei numerosi farmaci correlati di cui il principale è l'eroina.

Per approfondire: Wikipedia: Oppio

Le endorfine

Gli studi sul meccanismo d'azione dell'oppio e derivati hanno evidenziato l'esistenza nel tessuto nervoso di recettori specifici per questa classe di molecole. La presenza di recettori praticamente identici in tutti i vertebrati fa già pensare che abbiano un qualche ruolo fisiologico di rilievo. Infatti si è trovato che questi recettori sono in grado di legarsi a molecole presenti normalmente nel nostro organismo. La prima categoria di queste molecole ad essere scoperta è stata quella delle encefaline seguita poco tempo dopo dalla scoperta di molte altre molecole caratterizzate tutte dalla proprietà di indurre effetti simili a quelli dell'eroina. La caratteristica comune a queste molecole (dette anche oppiacei endogeni) è il presentare una più o meno breve catena aminoacidica con residui aromatici che possono disporsi in modo da avere una configurazione spaziale simile a quella della morfina caratterizzata dalla presenza di due piani idrofobici piuttosto rigidi intersecantesi a forma di T.

Il moltiplicarsi degli studi ha permesso il raggruppamento delle numerose molecole della lista in base ai diversi precursori. Si sono così identificate tre famiglie: quella della beta-endorfina, quella delle encefaline e quella delle neo-endorfine. La conoscenza del sistema degli oppiacei endogeni ha permesso di formulare un semplice modello in vitro dell'assuefazione da derivati dell'oppio. Il modello ipotizza uno stretto legame tra il recettore di membrana per gli oppiacei e l'enzima adenilatociclasi (enzima che converte l'ATP in cAMP. Questo enzima è spesso coinvolto nella conduzione di uno stimolo dalla membrana all'interno della cellula). Il legame tra recettore per gli oppiacei e p.e. la morfina inibisce l'attività dell'adenilato ciclasi riducendo quindi i livelli intracellulari di cAMP. La presenza di elevate quantità di morfina potrebbe indurre un'aumento della sintesi di adenilato ciclasi che avrebbe come risultato la produzione di livelli di cAMP intracellulari normali (assuefazione). La sospensione dell'assunzione di morfina sbloccherebbe improvvisamente le numerose molecole di adenilato ciclasi con netto aumento della concentrazione intracellulare del cAMP (sindrome da astinenza). L'intensificarsi degli studi ha permesso di chiarire, tra l'altro, che esistono diversi recettori per gli oppiacei interni cui si ritiene siano da attribuire i diversi effetti degli oppiacei sia endogeni che esogeni. Il quadro che deriva dalle ricerche recenti sembrerebbe indicare fondamentalmente un importante coinvolgimento del sistema degli oppiati interni nel regolare la risposta dell'organismo alle richieste dell'ambiente,compreso lo stress sia fisico che psicologico in maniera analoga alle catecolamine (adrenalina). Inoltre gli oppioidi potrebbero aver sviluppato ulteriori funzioni più complesse ed evolute interessando livelli superiori del S.N.C. implicati nell'affettività e nella regolazione dell'umore, l'apprendimento e i meccanismi di filtrazione delle informazioni e di controllo dell'attenzione. Anche se gli effetti sull'affettività e sull'apprendimento sono affascinanti, la maggior parte degli studi è stata effettuata su semplici aspetti correlati allo stress come l'analgesia da stress e l'ipotensione. Questi studi non pretendono di spiegare il grave e complesso problema della tossicodipendenza che coinvolge numerosi altri fattori che vanno dal sociale ed affettivo al legale e politico ma fornisce un'importante occasione per comprendere il complesso funzionamento del cervello. La conoscenza del sistema degli oppiacei endogeni ha permesso di formulare un semplice modello in vitro dell'assuefazione da derivati dell'oppio. Questo modello non pretende di esaurire il grave e complesso problema della tossicodipendenza che coinvolge numerosi altri fattori che vanno dal sociale ed affettivo al legale e politico ma fornisce un'utile ipotesi di lavoro. Il modello ipotizza uno stretto legame tra il recettore di membrana per gli oppiacei e l'enzima adenilatociclasi (enzima che converte l'ATP in cAMP. Questo enzima è spesso coinvolto nella conduzione di uno stimolo dalla membrana all'interno della cellula). Il legame tra recettore per gli oppiacei e p.e. la morfina inibisce l'attività dell'adenilato ciclasi riducendo quindi i livelli intracellulari di cAMP. La presenza di elevate quantità di morfina potrebbe indurre un'aumento della sintesi di adenilato ciclasi che avrebbe come risultato la produzione di livelli di cAMP intracellulari normali (assuefazione). La sospensione dell'assunzione di morfina sbloccherebbe improvvisamente le numerose molecole di adenilato ciclasi con netto aumento della concentrazione intracellulare del cAMP (sindrome da astinenza).

Per approfondire: Wikipedia: Oppio

Analisi

Tempi massimi di ritrovamento delle sostanze stupefacenti nei campioni di urina:
Metaboliti della cocaina: fino a 2 giorni
Metaboliti della marijuana: fino a 7-14 giorni
Oppiacei: fino a 2 giorni
Anfetamine: fino a tre giorni
Metaboliti dell'eroina: da 1 a 2 giorni
Fenciclidina: più di tre giorni
Metaboliti delle benzodiazepine: fino a 3 giorni

Piero Nicolafrancesco 1988-2010